Nella Rete non muoverti in branco!

Risale al 1962 la prima pubblicazione scientifica, ad opera di Joseph Licklider e Weiden Clark, che prospetta l’idea di una rete di computer pubblica e globale. Graduali ma rapidi passi tecnologici condurranno all’introduzione, negli anni ‘80, di Internet e, nel 1991, del World Wide Web. Impressionanti sono stati e continuano a essere i miglioramenti apportati da questo nuovo sistema di comunicazione e condivisione: con un semplice clic, sembrano venir meno tutte le frontiere statali e culturali.

In questo quadro, ormai da oltre vent’anni, si è avviato il dibattito che si articola su due poli, sostanzialmente opposti: l’ampia democraticità della rete da una parte e, dall’altra, la portata delle strategie di controllo e d’indirizzo sulla navigazione dell’internauta, attuate, fra i tanti, dai motori di ricerca.

L’opportunità estesa a tutti di accedere liberamente ai contenuti e alle discussioni dei mondi del web è un aspetto di indubbia democrazia. Nessuna barriera o condizionamento apparente impedisce ricerche su Wikipedia, il download di video, likes, condivisioni sui social e altro. Ogni acquisto è lecito e facile su internet.

Eppure, analisi inerenti ai comportamenti sociali prodotti dal nuovo linguaggio virtuale, condotte presso il Laboratory of Computational social science dell’IMT di Lucca, mettono in guardia dal rischio di imbattersi in forme di autentica disinformazione, o in vere e proprie “bufale”. Tali studi stanno dimostrando che gruppi di utenti con interessi in comune, ”contagiandosi” a vicenda, come in un circolo vizioso, incontrano, assumono e favoriscono la diffusione di contenuti analoghi. L’informazione si propaga come un virus. Nella maggior parte dei casi, invero, questa contaminazione reciproca lascia in secondo piano o neutralizza la verifica della veridicità delle fonti. Ci si immerge senza salvagente nel mare magnum della rete. Ed è cosi che grazie a questa logica tante bufale viaggiano nella rete a velocità sorprendente, sotto la veste di straordinari scoop. A tal proposito, è interessante il blog di Attivissimo, nel quale un’apposita sezione, Antibufala, individua e sistematicamente denuncia le notizie fasulle, qualificate come news strabilianti.

Questi movimenti “di branco”nel web sono evidentemente ben noti a chi da esso trae immensi profitti. Ad esempio, pare proprio che, digitando alcune parole chiave su Google, l’ordine di apparizione dei siti suggeriti non risponda ad un criterio di attendibilità o completezza, ma si basi su quanto pagato dagli stessi al motore di ricerca.

Come tutelarsi? Basterebbe non perdere di vista un fattore indispensabile alla democrazia: l’esercizio consapevole della propria capacità critica. D’altronde, ciò non vale solo sul web. In tutti i processi di conoscenza, di apprendimento, e ancor più di partecipazione aiuta avere un punto di vista individuale e… sapersi svincolare dal branco.

Raffaele Lavalle

I Delta Liceo Vittorio Alfieri Torino

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